LA PRIMA PRIMA DELLA PRIMA…


Ecco adesso sono abbastanza stanco, adesso è passato abbastanza tempo perché quello che voglio raccontarvi non sia tradito dalla forza che scatena un’emozione, da una serie di emozioni grandi. Forse mi ripeterò rispetto a qualcosa che ho già scritto e mi perdonerete, spero, in funzione di quello di nuovo che vi racconterò.

“Hai una mezz’ora  che ti devo parlare?” – è cominciato così, con la mia coscienza che cerca l’errore davanti alla richiesta perentoria del Beppe, il Maestro di MTB del mio Matteo e di tre di quelli che non potevo immaginare sarebbero diventati “Gli Arancioni”.

Come ci siamo giocati questo inverno, tutto sommato ve l’ho raccontato. Bici, palla avvelenata in palestra e non solo, il circo fantastico, allo Spazio Bizzarro, con la giocoleria e il monociclo. È cominciato con il Torrevilla e Fabrizio Pirovano che non hanno esitato ad accogliere un progetto fuori dalla prassi che caratterizza la pratica della MTB giovanile e con KTM, PROTEK e DAMA (assieme a tutti gli altri sponsor) che abbracciano il progetto con energia, quella che serve per farlo vivere e che ci fa sentire molto di più che striscioni pubblicitari ambulanti, ma attori di una storia condivisa.

A questo punto sono passati due giorni dalla nostra seconda gara: la prima prova degli Internazionali d’Italia di Maser e più di due settimane dal debutto a Laigueglia con la prima prova del Campionato Italiano di società.

Se vi ho detto cosa abbiamo fatto prima: del monociclo e l’ottanta per cento in salita, della simulazione degli ultimi tre chilometri di gara dopo lo scollinamento a Sirtori “dai lo facciamo ancora?”, “lo facciamo a squadre”, “si però te non vale”, posso dirvi di questi due viaggi incredibili.

Il sabato della presentazione negli stabilimenti PROTEK di Usmate Velate, le paturnie comprensibili per il debutto erano in stand by a causa di una questione centrale da prima che questa avventura partisse.

Alla fine di settembre, senza avere formalizzato nulla, senza nemmeno la sicurezza di potere fare questa cosa, l’unica certezza comune a tutti era: “IO ALLA PRESENTAZIONE NON DICO NIENTE!!!!”. Accordo assoluto di tutti e quattro sulla questione.

“Vabbè, ragazzi c’è tempo” e penso che in tanti mesi la questione si presenterà molto diversamente. Infatti, il venerdì sera andiamo a mangiarci una pizza perché vorrei mettere gli occhi su quello che faremo domenica e la questione, che tra l’altro occupa la parte bassa dell’Ordine del Giorno, è: “noi alla presentazione non diciamo niente!!!”. Appunto!

La forma è la stessa, ma l’apertura ad altre situazioni possibili è nel tono di voce e nella luce dietro gli occhi che, inconsapevole, manda un film che certo non è muto.

  • Come fate a non dire niente? Mica è un’interrogazione di latino, dovete parlare di voi, di una cosa che vi piace tanto
  • “Appunto, davanti a un milione di persone”
  • A parte il fatto che non credo saremo così fortunati ad avere un pubblico tanto numeroso, poi mica vi danno un voto, sono lì per ascoltare voi, sono curiosi di sapere…

Non è facile, ma sono sicuro che si può fare, così rischio tutto su sabato pomeriggio.

Sabato c’è la consegna del materiale che non abbiamo ancora ricevuto e tutta la questione delle fotografie.

I primi davanti al piccolo set fotografico sono loro-

-ma facciamo le foto? Noi?

– certo l’album delle figurine del KTM! E ridiamo, nervosetti ma ridiamo.

Li guardo mettersi in posa, seguire le indicazioni del fotografo. Precisi, belli, come i calciatori delle figurine ma anche di più. Loro, del resto, sanno andare sul monociclo.

Il trasferimento in furgone verso gli spot per il servizio fotografico in bici, sblocca la questione presentazione.

  • Raccontate qualcosa che vi ha colpito, di quello che abbiamo fatto fino adesso
  • …..
  • …..
  • Io racconto questo,
  • Io racconto quello
  • Io vorrei dire che
  • Poi mi piacerebbe dire

Voilà, la questione è risolta anche grazie alla collaborazione sul palco dell’amico e professionalissimo Balbi. Per essere gente che non voleva parlare, hanno un sacco di cose da dire… Sorrido.

Sono stati spettacolari. Io li ho visti sul palco, al mio fianco e poi lo ho sentiti nel video di EVA LIVE. Molti di voi anche. Sorrido ancora.

Finita la nostra parte, sotto i riflettori mondani della presentazione, ci catapultiamo nel furgone e, sulla tangenziale ovest, ho la conferma che sarà un viaggio fantastico.

  • Manca molto? (Rho Fiera)
  • E, abbastanza, dobbiamo sciropparci ben oltre duecento chilometri
  • Ah, tanti.
  • Manca molto? (Svincolo per Corsico)
  • Eh, ragazzi, sono passati sei minuti, non mancherà molto meno…
  • Ma allora dobbiamo parlare per trecento chilometri?
  • ….

A Pavia dormono tutti in posizioni che renderebbero inabile un contorsionista. Sventuratamente, l’unico a fare fronte alle consegne musicali è Filippo che ha portato un album particolarmente tosto degli AC-DC. Bello al primo ascolto, interessante al secondo, discutibile al terzo, ma ad Ovada, in looping dalla barriera di Milano, è un pastone che atrofizza pericolosamente i miei neuroni. Oltretutto guido piano.

Io sono uno con il piede leggero a prescindere, ma questo “carico” così prezioso mi rende ancora più prudente.

Quando svoltiamo e ci mettiamo di fianco al mare, si risvegliano in rapida successione senza conseguenze articolari apprezzabili.

  • Ma è il mare quello lì a sinistra?
  • Sì è il mare
  • Figo
  • Ma c’è una nave
  • Non è una nave
  • Eh no, cos’è?
  • Manca molto?
  • No, non manca molto

Arriviamo dopo l’una di notte e ci porta nel nostro bellissimo appartamento la proprietaria un po’ assonnata, ci permette di blindare le bighe ed entriamo in casa. Camera doppia a Filippo e Samuele, matrimoniale a Francesco e Mattia e io dormo nel divano letto nella zona giorno.

Il mare e l’arrivo li ha rigenerati, ma l’ora è tarda e domani si corre. Denti e a letto. I bisbigli si spengono subito per riaccendersi in fragorose risate nascoste tra i cuscini, quando nel buio pacatamente impreco per il mio divano letto: bellissimo ma più corto di 25 centimetri del metro e novanta che il destino mi ha dato in sorte e per una regione inspiegabile con un paio di variazioni di pendenza in lunghezza.

Rido anche io, poi siamo tutti troppo stanchi per tirarla in lungo, il letto, alla fine, è comodo e il sonno è tanto: buonanotte.

La mia prima sveglia suona alle sei. Tiro in lungo fino alle sei e un quarto e mi alzo, mi lavo e inizio a preparare la colazione.

  • “Buongiorno corridori, è ora di alzarsi”.

Sono le sei e trenta.

La colazione è un momento bellissimo. Siamo tutti intorno al tavolo: latte, tè, biscotti, marmellata e fette biscottate, Ci sarebbe anche una specie di nutella ma è stata in frigo e cade sulla nostra fetta come un cioccolatino fuori ordinanza.

Sistemo la cucina mentre loro finiscono di prepararsi e prima delle sette e mezza siamo sul furgone.

Non abbiamo potuto provare il percorso così ci tocca di farlo questa mattina.

I genitori, partendo ad un’ora impossibile, arrivano con noi. Monto le bighe mentre loro vanno a fare la verifiche delle licenze.

Quindi, partiamo.

Salita pedalabile, piano, strappo, curva a gomito a dx e parte la prima discesa. Io sono rigido come un surgelato, perché mi fa malissimo una spalla e ho il terrore di cadere ma, loro volano e scompaiono dalla mia vista in un secondo. Azz!!!

L’impressione che ho avuto sul loro pedalare perdura anche sul campo gara. Vediamo cosa succede quando avranno a fianco degli avversari. Ci cambiamo in velocità e ci mettiamo a disposizione dei giudici. La sorte non ci ha favorito e partiamo dietro.  Samuele addirittura 69° su 69.

Sono in griglia con le loro divise scintillanti, con le KTM tutte uguali, composti, ma con un colore tra il verde il grigio. Loro lo sanno che devono solo divertirsi, che siamo qui anche per imparare, ma è la prima corsa da “grandi”, con attorno gente che per il 90% non hanno mai visto. Vorrei trovare le parole ma, ora, è una cosa che devo vedersi da soli.

“Mi raccomando ragazzi, menare” e allontano i miei pensieri dai loro correndo verso la cima del primo strappo in asfalto, con gli occhi che, per una ragione che non so, sembrano volersi fare un giro fuori dalle orbite.

La folla rumoreggia, quelli del secondo anno sono già passati: partiti.

Schizza fuori dal campo sportivo e in cima allo strappo, Giulio che è un nostro amico ed è partito al palo, è primo: Vai Giulio!!!

Dietro di due pedalate Filippo e Francesco che sono partiti a tutta saltando metà di quelli che avevano davanti. Mattia e Samuele, penalizzati dalla situazione estrema di partenza, faticano di più a risalire il gruppone.

Mi trovo miracolosamente un posto fighissimo dove si vedono tre volte nella seconda metà del giro. Li vedi arrivare da un falsopiano in salita e svoltare su una strappo incasinato che porta verso l’area tecnica, poi li vedi scendere a trecento all’ora su una pietraia impercorribile e, dopo essere scomparsi, tornano in salita per immettersi sul sigle-track che porta all’arrivo.

Passando un po’ di “secondo anno” poi il primo “primo anno”, allora mentre mi si alzano le pulsazioni, senza che faccia un passo, inizio a contare. Due, tre, quattro, cinque, se… e la sagoma di Filippo seguita da Francesco incasina tutto. Non è tanto che sono davanti, è come pedalano, come stanno in bici. Anche rispetto a chi va più forte di loro.

Dietro di loro, ad una manciata di secondi, Mattia e Samuele hanno risalito il gruppo, stanno a ridosso dei primi e pedalano esattamente con la forza e la compostezza dei loro compagni di squadra.

Al secondo giro devo aspettare ancora meno. Mattia si è avvicinato a Filippo che prosegue la sua corsa nonostante la fatica e Francesco e Samuele sono vicini poco più indietro. E pedalano. Pedalano composti e decisi come prima. Mentre acrobaticamente faccio i pochi spostamenti che servono per poterli vedere tutte e tre le volte che mi è consentito da quella postazione, sento che quella cosa degli occhi e delle orbite si fa più pressante.

Sulla discesa la ruota posteriore di Francesco litiga con quella foresta di pietre.

  • Mi sa che ho bucato

E vedo la ruota sgonfia

  • Non importa, pedala che ormai sei arrivato!

Samuele non arriva, almeno non è dove credevo che dovesse essere. È caduto, compromettendo il cambio e, lo scopriremo solo lunedì, arrivando a danneggiare il telaio.

  • Dai Samu, non importa non mollare, non mollare!!!

È l’ultimo passaggio, così mi infilo nel bosco per raggiungere il traguardo, con la roba degli occhi che è scesa nel naso e lo fa bruciare tantissimo.

Loro sono tutti arrivati.  Qualcuno è seduto, qualcuno è ancora in bici.

Non mi ricordo esattamente cosa ho detto, ma non importa. Loro non sono più verdi, ma rosa con venature fucsia per lo sforzo

“Siete stati bravissimi, lo sapete, vero?” – un po’ lo sanno e anche questo è un risultato.

Un brevissimo debriefing  per capire cosa e successo poi corrono dai loro amici a giocare e fare delle penne paura in tutti i modi possibili.

8°, 9°, 12°, 14°, quattro nei primi quindici su settanta, due nei dieci.

Io lo sapevo anche prima che andavano forte, perché pedalo con loro e li ho visti crescere, però la corsa è un’altra cosa, la prima corsa, un’altra ancora.

“Prima di partire ero pessimista perché pensavo di arrivare ultimo, ma questo non l’ho più pensato dopo che il giudice ha dato il via. L’ultimo chilometro mi hanno preso, ma passato il traguardo ho pensato che era finita e sono molto soddisfatto del risultato”.

“Nella griglia di partenza la tensione era al massimo, avevo molta paura di arrivare ultimo, ma pensai che non erano mica i mondiali di cross country e questo mi tranquillizzò moltissimo…Passato il traguardo pensai che era finita e fui molto felice. Quando mia mamma e l’Erminio mi dissero che ero arrivato 12° mi rallegrai ancora di più, poi, però, dovetti sedermi perché ero molto stanco”

 

 

Non avevo dubbi su di loro in bici e non ne ho su di loro giù dalla bici, sul fatto che l’essenza di questo progetto, che sono loro, siano dentro al 100% a quello che abbiamo pensato fosse giusto mettergli a disposizione. Per sicurezza, però:

  • Ma adesso andiamo al mare?
  • Mah, vediamo, si può. Non volete andare a mangiare?
  • Ma andiamo al mare
  • Genitori cosa dite, ok? Va bene andiamo al mare.
  • Scendiamo in bici
  • Si ma attenzione.

Una processione lenta e un po’ dispersiva di tute va verso il centro di Laigueglia per il pranzo.

  • Adesso però ci pucciamo i piedi?
  • …mi sembra sia il caso. E corriamo tutti a toglierci le scarpe.

“Fredda, fredda, fredda”, mentre scrivono KTM gigante con i piedi in direzione della Corsica e guardano le onde che, piano, cancellano.

  • facciamo una buca?

Così tutti e quattro iniziano a scavare una buca, a due metri dall’acqua che degrada pericolosamente verso il centro della terra.

  • E il pasta party?

Niente, noi siamo venuti qui per divertirci e non abbiamo tempo.

Siamo sulla strada giusta? Penso di sì anche se una parte di me sente che non arriverà vivo a metà stagione: troppo bello, troppo belli.


2 commenti

  • Donatella
    6 Aprile 2015 a 07:28

    Sono d’accordo…troppo bello, troppo belli.
    Ma a casa ero verde anch’io…

  • Rob
    21 Maggio 2015 a 17:43

    Grandi !!! continuate cosi’!!!……….e grande anche il vostro allenatore!
    complimenti a tutti!


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