LA FUSIONE A FREDDO


Di cosa posso parlare? Posso dire ancora una volta quanto vanno forte? Potrei dire che andiamo alle corse e che quella della volta prima che era difficilissima adesso lo è meno. Posso dire che, senza avere mai fatto un allenamento sui drop, droppiamo da altezze vertiginose, su un fondo che basterebbe da solo a farti esplodere i freni e poi ci facciamo anche dei problemi su come abbiamo preso la parabolica che è subito lì, un centesimo di secondo dopo essere atterrati così bene che ancora adesso non ho capito. Posso dire che: “no, guarda io qui passo dalla chicken perché è inutile che mi ammazzo o quasi mi fermo” e la mattina il rock garden non è, giustamente, nel percorso, perché ci si schiantano gli Elite.

A Montichiari avevano montato il set di un film di fantascienza e gli “Arancioni” erano nel cast con Fontana e Hermida, con Miguel Martinez. No, dico, Martinez. È come se fai la recita all’Auditorium di Casatenovo e viene Marlon Brandon. È?

E gli “Arancioni” che fanno? Gli “Arancioni” fanno gli “Arancioni”. Scemeggiano in macchina, provano il percorso, mangiano il gelato sabato sera, si perplimono della fauna piuttosto singolare che razzola per Desenzano, vanno a letto, fanno un po’ di casino e poi si addormentano. Si svegliano, si vestono, fanno colazione tutti insieme, scendono dalla macchina, saltano sulle loro KTM e si scaldano. Poi si mettono a disposizione dei giudici con la faccia tesa, si dispongono dietro la linea di partenza e partono. Saltano, derapano, spingono in salita, menano in pianura, sempre così tutti di un pezzo che non so nemmeno io come dire.

Eppure non si perdono nemmeno un secondo dei loro quasi tredici anni.

Finiscono la corsa, sempre davanti, e si danno la mano.

Questa volta sono riuscito a correre al traguardo e li ho visti. Nessuna retorica, niente spirito di emulazione; un gesto ovvio, da adulto, ma che rotola fuori con la serena sincerità di un bambino. La foto di questa cosa non si cancellerà più dentro di me.

Poi un giorno intero a correre su e giù. Facciamo la foto con Fontana, mi ha fatto l’autografo Gimondi, andiamo a vedere il drop, andiamo a vedere la discesa, andiamo a vedere il rock garden, adesso ci sono gli Junior, quello ha wippato su tutte le cunette. Oh, adesso ci sono gli Elite, ma vince Fonzie. Ma quanti sono? E i “grandi” (gli Elite del KTM PROTEK DAMA. Ndr)? Partono dietro, hanno già recuperato. Ma è Andrea? Era ventesimo e adesso è diciassettesimo, quindicesimo. Vai Andreaaaa! Quattordicesimo, tredicesimo. Vai Andreaaaaaa!!!! Ma come ha fatto? Arriva dodicesimo a ridosso dei primissimi. Vai Andreaaaa!

Mentre l’organizzazione smonta le transenne alla velocità della luce, i genitori cadono in coma per essere partiti alle tre per venire qui, come se Montichiari fosse in Abruzzo, c’è tempo per un florilegio di penne con due mani, con una mano, Bunny hop, salti e saltelli che c’abbiamo le batterie agli ioni di qualcosa che non si scaricano mai.

  • Facciamo che adesso prendete le vostre borse, le mettete in macchina, carichiamo le bighe e andiamo.
  • Di gia?
  • Come “di già”? Siamo qui dal pleistocene!

In macchina, la turbina diminuisce i giri, ma mulina comunque forte per impennarsi di nuovo nei chilometri finali.

  • Facciamo il gioco che pensi una cosa e noi indoviniamo

Sorrido

  • Ok, ma non facciamo il solito casino con le domande
  • Come no? È la cosa che fa più ridere!

Così scatta questo delirio rituale che ci fa ridere tantissimo.

  • No, ancora una
  • Ma mancano seicento metri!
  • Allora vai piano. Una facile…

Noi abbiamo in mano un tesoro, mi hanno consegnato la formula per la fusione a freddo, la macchina del tempo, la cura per questa società malata e io, giuro, mentre mi sale un brivido lungo la schiena, vorrei tanto nascondermi dietro una tabella ben fatta, dietro l’orizzonte finito delle ripetute, dei punti top class. Vorrei tantissimo e ci penso.

Poi arriva martedì.

  • Ciao come stai?
  • Bene
  • Bene – e sorrido – Come è andata domenica?
  • Bene…c’era quel punto che era un casino, però al secondo giro era facile
  • Le gambe?
  • Mah, mi fanno ancora un po’ male, ma poco
  • Ecco, non sto lì a girarci troppo in giro, così da corridore a corridore, secondo me stai andando fortissimo. Vai fortissimo in gara, vai fortissimo in allenamento, ma volevo sapere come stai. Così perché magari, anche se vai fortissimo, ti aspettavi di mettere la ruota un pochino più avanti…
  • No, ma di sicuro entro nei dieci
  • Capperi, lo so, te l’ho scritto anche io l’altro giorno. Io sono sicuro che fai il risultato, non volevo dire questo. Volevo sapere come stai tu, se pensi che vorresti lavorare di più su qualcosa in particolare…
  • No, io sto bene. Adesso vado così, ma lo so che poi vado più forte…

Sorride e di fianco a me pedala un quarto della formula per la fusione a freddo, la macchina del tempo, la cura per questa società malata, “Arancione” e, nonostante la mia paura, non ho motivo di dilapidarla avanti e indietro sulla stessa noiosa salita al 7%.

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1 commento

  • fabrizio
    1 Maggio 2015 a 20:21

    beh sono i quattro elettroni impazziti di un atomo …ARANCIONE !!!!!! chiamato Torrevilla


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