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Giovedì 09 settembre 2010

Escursioni in MTB

I resoconti dell'escursioni

Valcava classica 25.4.2010

Venerdì 30 aprile 2010 - Publicato da admin

“ADDIO MONTI SORGENTI DALLE ACQUE, CIME INEGUALI”…
Che c’entra il grande Alessandro Manzoni, con una escursione del Torrevilla?
Il canto di Lucia si innalzava verso le cime del Resegone; il prolungamento del Resegone verso Sud, sul lato orientale dell’Adda, dopo pochi chilometri, si apre in una serie di colli e di valichi, che formano il confine naturale tra la valle dell’Adda e la Valle Imagna, anticamente appartenente alla Repubblica di Venezia.
I nomi dei luoghi sono dolci: Rossino, Sogno, Colle di Sogno, Carenno, Tesoro, Torre de’ Busi, e. infine, la Valcava.
14 km di salita, in parte su asfalto, molto sterrato, in mezzo a boschi, antichi pascoli, prati, con panorami mozzafiato sul lago e sul fiume.
Domenica 25 aprile, un gruppo di una trentina di valorosi, con le maglie del Torrevilla MTB, parte da Olginate, attraversa l’Adda sul ponte a fianco delle chiuse, e attacca i primi tornanti, la strada si arrampica subito ripida.
Attraversiamo paesini dove si parla bergamasco stretto, con appena un accenno della cantilena di Lecco, molte bandiere tricolori sono appese alle finestre e ai balconi, ci chiediamo come mai, qualcuno scherza: saranno in nostro onore! Poi il solito bene informato ci richiama alla realtà, ricordandoci che oggi è la Festa della Liberazione!
La strada è lunga, sempre più ripida, il caldo si fa sentire, anche se ci sono nuvoloni grigi all’orizzonte.
Dopo oltre tre ore, alla fine dell’ennesimo tratto di strada bianca, raggiungiamo l’Albergo “Monte Tesoro”, alla Forcella Alta, appena sotto il Monte Tesoro, fine della salita!
Meritata pausa, un panino con bresaola con vista su un panorama da sogno, a picco sulla valle, un premio che da solo vale la gita.
Dopo una mezz’ora, facciamo la traversata, in mezzo al bosco, a raggiungiamo la Valcava, un punto che si nota anche dalla pianura, con una selva di antenne televisive e ripetitori.
Inizia la discesa, la parte più tecnica di tutta la gita.
Nel corso della salita, i soliti ben informati ci avevano avvertito delle pendenze che avremmo affrontato in discesa, ma, sinceramente, pensavo (e speravo!) che esagerassero…
Quando ho visto il punto di attacco del sentiero di discesa, mi sono accorto che…non avevano esagerato!
Qualcuno dei più esperti affronta con decisione la discesa, sotto lo sguardo attento (e un po’ scettico) di un valligiano e dei suoi tre cani, affacciati ad un balcone.
Io, che non sono un esperto, e nemmeno un pazzo, mi arrendo all’evidenza dei fatti e scendo a piedi, con la bici al fianco, ma anche così siamo oltre il limite del ribaltamento, mi accorgo, però, che non sono il solo.
Dopo un po’ il sentiero torna a livelli di pendenza “umani” e posso risalire in bici, ma anche così la situazione è critica, salti, sassi, gradini, radici, curve sul fango; qualcuno ruzzola, altri compiono eleganti capriole accompagnati dalla bici.
Per fortuna le guide avevano consigliato le protezioni (io ho rubato i paragomiti e le ginocchiere da Roller ai miei figli!), così le cadute hanno conseguenze solo superficiali e si risolvono in grandi risate collettive.
A metà discesa, qualcuno decide di imboccare la strada asfaltata, per rientrare direttamente, saltando l’ultima parte sterrata, io mi aggrego, anche perché non avevo previsto di rientrare tardi, e preferisco gustare gli ultimi chilometri di discesa su strada, a tutta velocità.
Al parcheggio ritrovo altri che hanno imboccato la strada fin dall’inizio, ci salutiamo e salgo subito in auto.
Sono stanco, abbiamo percorso 39 km, di cui quasi la metà in salita, e una buona parte su sterrato, ma sono soddisfatto e contento.
Come al solito…ne valeva la pena!
Ciao a tutti e alla prossima.
Donato.

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